Editoriale | Delaini & Partners

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Tranquilli, non ho nessuna voglia di accodarmi (e pure in ritardo!) ai peana per l’impresa calcistica di Wembley. Me la sono gustata e sofferta come moltissimi altri, ma la confino tra le emozioni personali, quasi intime.

No, il ragionamento è un altro: messi con le spalle al muro noi italiani diventiamo irresistibili. Forse non sono le capacità che ci mancano, difetta la convinzione di mettercela tutta per piegare le situazioni al nostro volere e ai nostri obiettivi.
Quando siamo (o ci sentiamo) sull’orlo del baratro, attingiamo a misteriose e inaspettate energie, tiriamo fuori dal cilindro la bacchetta magica per il salto di qualità.

Cambiamo, è il momento
Se guardiamo alle statistiche, magari un po’ rimaneggiate da chi ce le ammannisce, siamo abituati a trovare l’Italia agli ultimi posti della Comunità Europea per crescita del PIL e per mille altri indicatori importanti, decisivi per l’economia. Non faccio riferimento all’ultimo anno, assolutamente anomalo, parlo di un trend più che decennale o magari di un tran-tran a cui ci siamo rassegnati. Perché la mediocrità purtroppo dà assuefazione.
Poi è scattata, per qualche inesplorato influsso astrale, la molla della ripartenza. E’ scattata senza squilli di tromba e senza dichiarazioni sui Media, intasati di sproloqui sul Covid da una coorte di pseudo-esperti. E’ scattata sul serio, forse all’interno delle fabbriche chiuse per pandemia o magari negli uffici deserti per lockdown o addirittura sui divani sui quali un numero tutt’altro che trascurabile di imprenditori e manager un certo giorno ha detto “basta!” e si è alzato.
Basta alle scelte di pura sopravvivenza, basta alla decisione di non decidere e rinviare le scelte strategiche. All’interno del bozzolo pandemico in cui tutti, poco o tanto, ci siamo ritrovati rinchiusi, molti bruchi hanno cominciato a guardare in alto fino ad avere il sentore di poter diventare farfalle.

“Lateral thinking”, un po’ come rivoltare la frittata
Così, avendo a disposizione solo lo strumento del tempo visto che spostamenti, contatti e riunioni erano interdetti o confinati nello schermo di un PC, molti hanno fatto scelte e preso decisioni innovative.
Parecchi anni fa, ad un incontro, mi sono imbattuto nelle logiche del “lateral thinking” e nella mia testa si è attivato un ricordo. Solo che mia nonna, con la saggezza della vita agreste, lo chiamava “rivoltare la frittata”, operazione non così facile come può sembrare a prima vista. In sostanza il concetto è banale: se con i ragionamenti classici e con l’esperienza (propria e di altri) non se ne esce, la soluzione consiste nel rovesciare il punto di vista. Significa azzerare le consuetudini, azzardare ipotesi decisamente rivoluzionarie, fare una valutazione attenta di scelte non convenzionali e ragionevolmente rischiose. Rischiose nel senso di mai tentate.
Non sto parlando di analisi “what if”, sto parlando di sparigliare le carte del proprio business. E in fatto di inventiva noi italiani, se permettete, siamo maestri.

Il retaggio di una esperienza millenaria
Da poco meno di duemila anni abbiamo rinunciato ai sogni della Roma imperiale e ci siamo trovati a giocare in difesa. Abbiamo subito invasioni di Goti e Longobardi, Unni e Cimbri, Normanni e Arabi e poi Spagnoli, Francesi, Inglesi, Austriaci e non so quanti altri. Con tutti abbiamo “obtorto collo” imparato a convivere ma in più riprese siamo ripartiti a testa bassa: le prime banche, le prime università sono nate da noi, per non parlare di arte o cultura.
Abbiamo, nostro malgrado, imparato l’arte dell’arrangiarci, come direbbe qualcuno. Ma non è un’arte banale o passiva, tutt’altro. Adesso, con stupore, scopriamo che il tasso di crescita di cui la Commissione Europea ci accredita (+5% nel 2021, +4,2% nel 2022) è più alto di quello medio dei 27, più alto di quello dei ras della Germania. E’ mai possibile? Certo, basta entrare in autostrada per vederla affollata dei camion che muovono la nostra economia!
Negli anni ’50 abbiamo reagito alla stessa maniera, partendo praticamente da zero. Oggi non partiamo da zero, solo dobbiamo porci obiettivi forti, ai limiti delle nostre capacità. Sono certo che non li mancheremo perché le qualità le abbiamo. Ci mancava solo la molla della necessità, della estrema necessità. Quella che ci siamo ritrovati sbattuta in faccia: non sarà divertente, ma di sicuro lascia il segno, un segno positivo a quanto pare.
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Alberto Delaini
alberto@delainipartners.it
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