Editoriale | Delaini & Partners

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Mettetevi comodi perché stiamo per intraprendere un viaggio lungo. Lungo quasi trent’anni, che inizia a metà degli anni ’70.
A quei tempi la proposta per attivare un sistema informativo aziendale suonava pressappoco in questo modo:
“Cara Azienda,
se vuoi installare un computer che meccanizzi (questo era il termine) i tuoi processi devi fare così:
- comperi un elaboratore con due dischi da 2,5 MB (Megabyte, mica Giga o Tera!) e input a schede perforate
- cacci una paccata di soldi, tipo 80-100 milioni di vecchie Lire (Nota: il mio primo stipendio era allora di 325.000 Lire)
- noi facciamo un test a qualche tuo dipendente che ti sembra sveglio e poi il migliore segue fare un corso di 2-3 mesi per imparare a programmare in linguaggio RPG
- con l’affiancamento di un nostro Sistemista il malcapitato si mette a scrivere i programmi di fatturazione (molti sistemi informativi terminavano lì o si occupavano di un po’ di contabilità generale)
- in capo a 8-12 mesi stampi la prima fattura.
In bocca al lupo!”
Non me la sto inventando: a parte i toni scherzosi, sono documenti visti con i miei occhi quando ho iniziato ad occuparmi di attività commerciali.

La rivoluzione tecnologica
Era l’era geologica in cui in Italia regnava la società di quel genio senza pari che è stato Adriano Olivetti che con le sue elettrocontabili e gli antesignani del PC avrebbe certamente sconvolto il mercato mondiale dell’informatica se solo il suo progetto fosse stato portato avanti con pari entusiasmo e pari preveggenza.
Nel nostro Paese gli faceva da contraltare la sola IBM – altri marchi illustri sarebbero apparsi da metà degli anni ’70 in poi – con i Sistemi/3. Poi l’apparizione stravolgente del Sistema /32, una specie di scrivania con una tastiera, un piccolissimo video, un disco fisso da 5 a 13 GB e un floppy disk da 250 kb per i faticosissimi backup. Costo: 25-35 milioni di Lire. Era l’anno 1975.

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Le soluzioni standard, ERP se preferite
E’ stato un successo che ha rivoluzionato tutto, facendo sbocciare migliaia di elaboratori l’anno in una Italia che prima ne contava qualche centinaio in tutto.
Ma la chiave del successo, l’ingrediente che ha generato una spinta innovativa nelle organizzazioni italiane di tutte le dimensioni è stato un altro: le soluzioni applicative standard. Qui il merito va attribuito al 100% al management di IBM Italia che si è battuto con incrollabile determinazione per far passare un progetto assolutamente inedito che gli americani non riuscivano a capire: la realizzazione di un sistema informatizzato standard che da una parte tagliasse costi e tempi di attivazione del sistema informativo, dall’altra proponesse un modello di processi adeguati al nuovo strumento, il computer o, se preferite, “il cervellone” come molti titolari delle aziende dicevano con affettata deferenza.
Sì, non ci sono dubbi. Il primo ERP della storia mondiale sono state le ADM (acronimo di Applicazioni Dirette al Mercato) per il Sistema /32 da cui hanno tratto esempio non solo i successivi prodotti gestionali IBM fino alle attuali ACG ma anche qualsiasi altro ERP nazionale o estero. L’impostazione richiama quella di oggigiorno: moduli indipendenti attivabili a piacere (in realtà erano solo fatturazione, contabilità e magazzino cui poco dopo è stata aggiunta una produzione di base denominata Saxap), una serie di parametri (pochi, naturalmente) per qualche rudimentale personalizzazione realizzata senza intervenire sul codice, dei manuali operativi chiari e precisi che aiutavano nel lavoro anche chi (tutti in quell’epoca) non aveva nessuna famigliarità con un computer.

Più che soluzione, una “scuola guida”
Così è nato il miracolo dell’IT italiana in una economia basata su aziende piccole o piccolissime, piene di iniziative, di idee e di progettualità a volte assolutamente geniale, che in pochi anni si sono evolute da una scala locale a quella internazionale. Queste soluzioni applicative standard hanno rappresentato la base su cui costruire organizzazione e processi interni di nuovo conio, veloci, strutturati, capaci di dare in tempo utile (per il “tempo” reale” ci voleva qualche anno ancora) informazioni per decidere.
C’è di più. Le ADM sono state la nave scuola per tutti i Concorrenti di IBM, non solo nazionali, e la base su cui molte software house appena nate hanno costruito soluzioni proprie, magari scopiazzando senza pudore il codice ma realizzando i cosiddetti “verticali” e preparando una intera generazione di analisti e programmatori, interni o formati per i loro clienti.
Alla faccia della sigla ERP (Enterprise Resources Planning) che, manco a dirlo, è stata coniata in inglese.

Tutti gli ERP di cui parliamo nell’analisi Delaini & Partners si sono ispirati, nella filosofia e in parte anche nell’impostazione, alle ACG spremendone il meglio ed eliminandone via via i limiti applicativi.
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Alberto Delaini
alberto@delainipartners.it
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