La lista dei tuoi Prospect | Delaini & Partners

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Giuseppe Ricci

Titolare di Active121
giuseppe.ricci@active121.com


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PrivacyOS
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Intervista di Breaking News

Quattro domande a Giuseppe Ricci
Titolare di Active121 S.r.l.

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In tempi di pandemia, situazione che di fatto limita fortemente le interazioni con i clienti ed i potenziali clienti, avviene che le modalità operative delle aziende debbano necessariamente cambiare. Entriamo in argomento con una domanda un po’, come dire, brusca ma che consideriamo intrigante: quanto vale la lista dei tuoi prospect quando vendi l’azienda?

La lista dei prospect se qualificati e profilati ha un costo ed un valore enorme per l’azienda, eppure in caso di cessione questo valore potrebbe annullarsi. Tutto dipende dalla liceità con cui i dati personali sono stati raccolti e se i Consensi ad essi collegati sono legittimi oppure no.
Pochi ad esempio considerano che qualsiasi Consenso ha una scadenza oltre la quale i dati personali ad esso collegati vanno cancellati. Non solo, la legge richiede che l'azienda sia in grado di attestare la genuinità dei consensi raccolti, dimostrando non solo che appartengono effettivamente all'interessato in questione (ovvero che non sono stati falsificati) ma che tutta la filiera, dalla raccolta alla conservazione non abbia subito contraffazioni. Ecco perché è fondamentale per la tutela dell'azienda poter contare su un sistema informatico in grado di centralizzare e consolidare correttamente i Consensi.



Tutto questo è assolutamente condivisibile, però esiste un vincolo che preoccupa. Come ci possiamo regolare con il GDPR, argomento che è finito sottotraccia per colpa del Covid ma che continua a costituire una disposizione di Legge che espone le aziende al rischio di sanzioni significative?

Il GDPR è una moneta a due facce. Nel 99% dei casi quando un’azienda dichiara di essere a posto con il GDPR sta parlando degli aspetti formali ovvero del fascicolo privacy composto da tanta carta. Ma questo è il punto di inizio, non di arrivo. La documentazione è solamente la promessa che l’azienda fa su come poi, nella realtà, gestirà i dati personali e soprattutto i Consensi.
I Consensi non sono semplicemente una formalità (molto costosa in caso di sanzioni) con cui l’azienda ha a che fare ma un importante asset che dà valore al patrimonio immateriale costituito dai dati personali di clienti e prospect che l’azienda possiede. In caso di cessione di attività, la mancanza dei Consensi che legittimano i dati personali raccolti azzera il valore economico della banca dati e crea un’ipoteca in testa alla vecchia proprietà che, in caso di problemi futuri riconducibili al precedente mandato, può creare importanti criticità.


Come si può superare questo ostacolo, secondo le vostre esperienze specifiche?

La conservazione dei Consensi è un argomento chiave per l’azienda che spesso non viene gestito correttamente. Nella nostra esperienza abbiamo individuato 7 principali criticità nella gestione dei consensi tra duplicazione, disallineamento, impossibilità di verificarne la genuinità.
Uno dei temi caldi legati al GDPR è proprio il consolidamento dei Consensi, ovvero la centralizzazione di queste informazioni in un “consent manager” di seconda generazione in grado di mantenere allineati ed aggiornati gli applicativi interni ed esterni e che offra un unico punto di analisi della situazione privacy di ogni singolo interessato.


Avete dei suggerimenti o degli strumenti specifici che ritenete utili alle aziende italiane?

Tra i consent manager di seconda generazione il leader di mercato è PrivacyOS (www.privacyOS.com) che orchestra i consensi tutelando l’azienda in caso di contestazioni o ispezioni.
Chi desideri approfondire questo argomento puo scaricare gratuitamente il nostro eBook “Le 7 criticità nella conservazione dei consensi” da qui (https://www.active121.com/slide-le-7-criticita) oppure contattarmi direttamente con i riferimenti riportati.
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