Coach per il miglioramento | Delaini & Partners

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Manager 4.0 governa i processi
xForma facendoli divertire!
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LE NOSTRE COORDINATE

Silvia De Martino
cell. 3298420554
silvia.demartino@ mondipossibili.eu

Franco Gariboldi
cell. 3398435053
franco.gariboldi@ mondipossibili.eu

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Coach e coaching,
processo complesso e articolato




Avete presente un dialogo alla pari, empatico, di supporto, ma strutturato su metodologie e tecniche che consentono alla persona di comprendersi e attivarsi per il benessere personale e professionale?
Ebbene, questo è il rapporto che si instaura tra il coach e il coachee (chi viene “cocciato”).
Nella mia esperienza, ormai lunga, di coach ho avuto a che fare con giovani alla ricerca della propria strada nella vita personale e professionale, con manager di successo in preda all’ansia da prestazione, oppure professional vittime di capi autoritari e poco competenti, o anche con persone di mezza età, in seguito a separazioni, divorzi o cambiamenti radicali.

Un coach non si limita a parlare
Ormai tutti dicono di fare coaching, magari scambiandolo per formazione frontale, oppure inserendolo in un contesto professionale iper specialistico. Il problema è che non tutti fanno tre semplici mosse:
  1. ascoltare la persona e stimolarne il racconto con domande aperte;
  2. comprenderne in profondità i talenti e i punti di miglioramento per poter avviare un percorso davvero personalizzato;
  3. incoraggiare la persona a sperimentare nuovi modi di guardare alle cose e quindi nuovi modi di agire.
Senza queste avvertenze, si corre il rischio di “sbagliare problema” o peggio di proiettare i propri problemi sulla persona.

Coaching è democrazia
Nella mia esperienza, ho capito che l’ascolto attivo, senza un attimo di distrazione, è già un beneficio importante per la persona. Purtroppo, ascoltare davvero non è così frequente: spesso si ascolta per “consigliare” alla persona un comportamento, un’azione senza capire la causa della sofferenza.
Questo fatto gratifica la persona che dà il consiglio, ma non serve affatto alla persona in difficoltà!
Infatti, nel coaching le soluzioni devono per forza venire dalla persona stessa: il coach ascolta, stimola, provoca, ma non decide se non insieme alla persona.
Rispetto ad altri percorsi di supporto, il coaching è molto democratico, perché le decisioni anche minime vengono elaborate e prese insieme in seguito ad una approfondita analisi.

Rilevare e valutare
I talenti sono molto di moda in questi ultimi anni. Il punto è avere degli strumenti metodologici che consentano di rilevarli in modo oggettivo. In seguito li si verificherà con la persona stessa. Ma non basta, a mio avviso, chiedere alla persona se si “sente” cooperativo o competitivo, se è mite o dominante…
La percezione di se stessi non è sempre molto oggettiva, mentre è fondamentale avere consapevolezza dei propri punti di forza e di quelli più deboli per poter affrontare responsabilmente un percorso di miglioramento.

Sperimentare
La sperimentazione di nuovi sguardi e nuovi comportamenti sui problemi è la fase principale del percorso di coaching. Senza le prime due fasi, però, si rischia di perdere tempo.
Per incoraggiare la persona a sperimentare, occorre avere una relazione di fiducia reciproca, di consonanza e responsabilità.
La ricostruzione e l’analisi dell’esperienza fatta dalla persona rispetto alla situazione problematica è il primo fondamentale passo.
Come si è sentito? Cosa ha detto? Cosa ha pensato? E così via.
La sperimentazione sarà all’insegna di: cosa avresti preferito fare, dire etc? Quali sono i vincoli che te lo hanno impedito? Come possiamo rimuoverli?
A questo punto, la persona potrà, se lo vuole, affrontare la situazione problematica con più fiducia in se stessa, più convinta dei propri comportamenti, supportata dal coach che, nel successivo incontro, potrà apprezzare, ma anche sfidare ancora la persona stessa.
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