Agilità sostenibile | Delaini & Partners

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Stefano Setti
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Il Cammino di Antigone
16-17 novembre 2018
"L'etica degli assenti"
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BluPeak Consulting S.r.l..
Via B.Zacchetti, 6
42124 - Reggio Emilia

info@blupeak.it
www.blupeak.it
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Intervista di Breaking News

Quattro domande a Stefano Setti
CEO e Fondatore di BluPeak Consulting


Il 22 ottobre avete tenuto a Reggio Emilia, davanti ad una platea molto ampia e molto qualificata, la seconda edizione di BluPeak Experience. Mi ha colpito il motto di “Agilità sostenibile” che avete messo come filo di collegamento dell’evento: lo puoi spiegare in sintesi?

Le imprese, di tutte le dimensioni e di tutti i settori, devono diventare più “Agili e Sostenibili”: questa riteniamo sia la nuova sfida nei tempi di Industry 4.0, di digital transformation, di società “liquida”. Imprenditori e manager vedono con grande chiarezza la necessità di introdurre cambiamenti, continui e rapidi, a tutti i livelli della vita aziendale, se vogliono rimanere o diventare competitivi, dando continuità di lungo periodo alle attività imprenditoriali. Oggi siamo di fronte a scenari di trasformazione molto complessi, che solo investendo sulle persone potranno diventare opportunità e non solamente problemi.
Quanto cambiamento è in grado di assorbire il team aziendale? Come valutare correttamente i benefici delle opportunità di cambiamento? Che idea abbiamo della sostenibilità, intesa a 360° quindi non solo finanziaria o ambientale? Come si può sviluppare una cultura diffusa dell’agilità per l’individuo, per il team, per l’intera azienda che vuole essere attenta alla generazione di valore collettivo? Sono queste le domande che hanno ispirato il binomio della giornata, esplorato dai più diversi punti di vista, con voci di provenienza accademica, sia tecnica che umanistica, la presenza esperti nazionali e internazionali e le testimonianze dirette delle aziende.


Negli interventi è emersa una specie di dicotomia tra il termine “Agile” e quello più conosciuto di “Lean”. Quali sono le differenze tra queste due filosofie di gestione aziendale e in quali contesti si applicano?

Non sono affatto sinonimi, come talvolta si può essere portati erroneamente a credere. La sostanziale differenza che ci sentiamo di sottolineare è che l’approccio Lean è orientato ai processi, siano essi di manufacturing o di natura organizzativa - una evoluzione estrema dei paradigmi del miglioramento continuo, un “limare” per perfezionare ciò che è noto e ripetitivo - mentre l’Agile è nato nel mondo dei progetti, si occupa della costruzione del nuovo, e lo fa in un modo incrementale, attento alla produzione del valore, con il cliente a fianco e il team in grado di esprimere in modo emergente le proprie potenzialità. Ma riteniamo sia necessario allargare la riflessione sull’agilità; oltre alle pratiche agili di progetto, ormai mature e usate con successo, si tratta oggi di ragionare in termini di Agilità Multiple, esplorando la propensione al cambiamento dell’impresa stessa (agilità organizzativa), dell’individuo (una sfera più personale, intima, legata alle proprie caratteristiche psicologiche), dell’apprendimento stesso (Learning Agility: una nuova importante sfida che chiunque si occupi in azienda di sviluppo della persona, in un ambito di Life Long Learning, deve affrontare).

Dopo una mattinata di impostazione tradizionale, con relatori che hanno offerto spunti e indicazioni operative su tematiche differenti e di forte attualità, il momento che avete battezzato “Thinking”, nel pomeriggio il modello dell’evento si è ribaltato spingendo i partecipanti all’interattività, una fase non a caso definita “Acting”, suddivisi a gruppi attorno a più tavoli tematici. E’ questo, secondo te, il modo giusto per schiodare gli iscritti da una presenza magari interessata ma sostanzialmente passiva per costringerli ad esprimere e confrontare le loro convinzioni personali ed aziendali?

Crediamo nella combinazione di pensiero e azione, con una sequenza che è proprio quella proposta dalla nostra agenda: prima la ricerca di un senso, sempre dialettico e senza dogmi, poi la pratica coerente in team: “walk the talk”. Dopo tanti anni in cui, ahimè, anche noi ci siamo resi complici di formazione spesso solo teorica e frontale, tale da “inchiodare” le individualità o sovraccaricare di strumenti e metodi, oggi siamo convinti che solo l’esperienza di apprendimento in team sia efficace e consenta la generazione di valore condiviso, nella certezza che le persone abbiano già dentro di sé meccanismi, funzionalità, risorse straordinarie che devono trovare accoglienza e potenziamento nell’esperienza formativa.
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Mi è piaciuto molto il richiamo alla “territorialità” innestata in BluPeak dalla radice di molti componenti che vengono da Reggio Emilia, una terra devastata a breve distanza di tempo da due terremoti, ma che è ripartita senza voltarsi indietro. Quali sono, secondo te, le peculiarità di questa organizzazione?

Le persone di BluPeak hanno sviluppato le proprie esperienze pluriennali nel mondo globale, in diversi campi di applicazione in Italia e all’estero, ma si alimentano dei valori di questo territorio; Reggio Emilia è una terra caratterizzata da un tessuto civile fortemente generativo, sviluppatosi nel tempo, basato su valori di creatività, concretezza, attenzione alla persona. Non a caso è la terra di Don Camillo e Peppone, campioni di argomentazione e confronto appassionato di opinioni antagoniste, ma nella passione e nel rispetto reciproco Il Centro Internazionale Malaguzzi, dove si è svolto l’evento, ospita una delle eccellenze del territorio: la fucina di idee che ha prodotti le scuole dell’infanzia studiate nel mondo: la poetica dei 100 linguaggi, che ogni bambino ha naturalmente dentro di sè, e che vanno difesi da un sistema scolastico che rischia di rubargliene 99, vale anche oltre la scuola e deve guidare chi ha la responsabilità di far fiorire ogni giorno le persone sul proprio luogo di lavoro.
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