Diritto all'oblio | Delaini & Partners

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Sveva Antonini

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Intervista di Breaking News

Quattro domande a Sveva Antonini
Avvocato e Co-fondatrice di Tutela Digitale


Quando si parla di GDPR, quasi tutti ragionano su due aspetti: l’organizzazione che questa Norma Europea comporta nelle aziende e la comunicazione agli interessati. Ci sembra che ci siano altri aspetti scarsamente evidenziati: ci può parlare del “Diritto all’oblio”?

Il Diritto all’oblio è diritto a scomparire dalla rete per fatti non più corrispondenti al diritto di cronaca, oppure datati. In sostanza si tratta di una mediazione fra il diritto dei cittadini di essere informati e il diritto di un individuo ad eliminare ciò che non è più necessario circoli in rete su di sé.
In effetti è stato scarsamente evidenziato l’impatto che il GDPR ha avuto su questo aspetto, ma di fatto è diventato norma di legge solo a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Regolamento. Il tema è quanto mai attuale; pensiamo ad esempio ad un privato cittadino che si vede negato un prestito perché 15 anni fa ha subito un pignoramento. Oppure a qualcuno che per una causa in tribunale, vede la sua reputazione on-line continuamente adombrata dalla notizia di cronaca anche se poi la vicenda è finita con un’assoluzione. Spesso la notizia negativa fa tanto clamore, ma poi i Media non forniscono il finale di quelle vicende, scagionando i soggetti interessati. Cancellare dal web questo tipo di contenuti è dunque un diritto essenziale.


Quasi tutte le aziende ed i manager lavorano con i Social Media, a volte per curiosità o interesse, più spesso per esigenze di lavoro. Uno degli aspetti che preoccupa è che “il Web non dimentica”, nel senso che, almeno fino ad oggi, quando qualcosa (magari non rispondente alla realtà) veniva pubblicato, smentirlo o contraddirlo comportava uno sforzo titanico. È ancora così dopo le disposizioni del 25 maggio?

In realtà non parlerei di sforzo titanico; era già possibile intervenire con efficacia assicurando il Diritto all’oblio, grazie alla storica sentenza della Corte di Giustizia Europea che, nel 2014, si pronunciò in favore del sig. Mario Costeja contro Google Inc. e Google Spain.
Il sig. Corteja ottenne la rimozione di alcuni link dal web e da allora Google ha introdotto un modulo che permette di richiedere la rimozione di contenuti dalla sua indicizzazione. Il modulo si trova a questo indirizzo www.google.com/webmasters/tools/legal-removal-request?complaint_type=rtbf&visit_id=1-636636978475483393-1176469985&rd=1
Quindi anche prima del 25 Maggio era possibile esercitare il proprio Diritto all’Oblio, più che altro è sempre stato necessario sapere come agire, cosa che spesso non è semplice. Diciamo che il GDPR, rendendo il Diritto all’Oblio a norma di legge, ci aiuterà in futuro in questa pratica, anche perché mette nero su bianco alcune condizioni che prima erano più aleatorie.


Quali sono, in sintesi, le azioni che una persona fisica o giuridica deve svolgere per esercitare questo Diritto all’oblio?

L’azione più efficace è sicuramente una, ovvero quella di richiedere direttamente a Google la rimozione tramite il modulo di cui parlavo poc’anzi. È importante però sapere che Google spesso rifiuta le richieste (ne vengono accolte circa il 56% del totale). I tempi poi sono un altro problema, infatti le richieste possono impiegare anche più di due mesi per esser accolte. Noi come Tutela Digitale ci occupiamo di questo tipo di richieste accogliendole in circa una settimana di tempo. Riusciamo nella maggior parte dei casi ad ottenere la cancellazione di tutti i contenuti negativi o per lo meno alla loro de-indicizzazione (ovvero facciamo in modo che finiscano nelle ultime pagine di ricerca di Google, ovvero difficilmente raggiungibili dagli utenti). Ormai Google è diventato sinonimo di World Wide Web, quindi agendo su di lui si ottiene un effetto domino che di fatti rimuove l’accesso ai dati sgraditi.
Abbiamo creato un breve video che serve ad illustrare proprio di cosa stiamo parlando. Può essere visionato a questo indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?v=wEQ6SXQrKFU&t=13s


E, infine, quali sono le conseguenze pratiche per chi non ottemperasse a questa richiesta?

Secondo il GDPR, articolo 17, sono quantomeno tenuti a rispondere all’interessato riguardo la sua richiesta di cancellazione. Ma questo non significa che siano obbligati a cancellare il contenuto. Infatti è previsto che se la richiesta risultasse infondata, Google possa rifiutarsi di agire. In quel caso ci si può rivolgere al Garante della Privacy.
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