Editoriale | Delaini & Partners
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La vogliamo abbandonare questa "maglia nera"?
Personalmente a inizio anno ero discretamente scettico. A forza di cercare di far partire la ripresa a colpi di roboanti proclami e (falsi?) indicatori strombazzati da più fonti invece che attraverso provvedimenti incisivi ed efficaci, non mi sentivo proprio proprio sicuro che il 2015 ci avrebbe dato delle soddisfazioni. Come mi succede abbastanza spesso mi sbagliavo.
Il timore che avvertivo sottopelle era che l'Italia si fosse affezionata alla "maglia nera". Sì, intendo proprio quella indossata da quei gregari da bassa classifica che negli anni '40 e dintorni, consci di essere ciclisti dal pedigree non troppo qualificato, da metà Giro d'Italia in poi facevano di tutto per distinguersi ... arrivando ultimissimi. E per conseguire lo scopo, che comunque significava un piccolo momento di celebrità, ci mettevano anche della fantasia, arrivando fino a nascondersi dietro a qualche cespuglio per far passare i "concorrenti" più temibili in questa gara al passo del gambero. Il più famoso, anzi il primo ad indossare con orgoglio questo curioso simbolo fu nel 1946 Luigi Malabrocca, recentemente scomparso e di cui riportiamo doverosamente la foto, che anzi fece il bis anche l'anno successivo.
Invece, come ho detto, sulla ripresa mi sbagliavo proprio, anzi penso che i margini per rafforzare per bene quei rachitici decimali di crescita che vengono calcolati ci siano tutti.

La ripresa è niente senza controllo
Mi torna peraltro in mente una storica pubblicità di pneumatici che metteva fianco a fianco due concetti, la potenza e il controllo. Anche la ripresa, nella singola azienda, se non viene accuratamente controllata, monitorata e misurata può diventare ingestibile o comunque rischia di non darci tutti i ritorni che sarebbero possibili. Sappiamo che le nostre aziende hanno, in percentuale drammaticamente elevata, un sistema informativo datato (non è detto che sia un male assoluto) ma soprattutto poco adeguato ai tempi dal punto di vista della capacità di fornire indicatori immediati ed attendibili.

Invece la capacità di reagire e, possibilmente, di prevenire i problemi rappresenta oggi la caratteristica vitale per l'efficienza. E se è vero che l'intuito e il fiuto dell'imprenditore possono vedere lontano, è altrettanto incontrovertibile che le informazioni per decidere sono al primo posto tra gli strumenti per avere successo. La scorsa settimana, in un incontro a Brescia sulla Business Intelligence, nella eccellente introduzione l'Ing. Andrea Bacchetti del Laboratorio RISE dell'Università di Brescia ha fatto una affermazione assolutamente condivisibile nella sua limpida ovvietà.
"L'intelligenza, comunque, ce la dobbiamo mettere noi" ha detto, lasciando l'uditorio decisamente sconcertato. Perchè, dopo aver sentito da sempre parlare di ricette miracolistiche, di soluzioni (dall'ERP al CRM, dal controllo dell'avanzamento della produzione ai più sofisticati strumenti per gestire la logistica) capaci quasi di fare da sole, è bellissimo sentirsi sbattere in faccia che se non ci mettiamo del nostro non andiamo da nessuna parte.

To do list
Il suggerimento?
  • utilizzare in pieno tutti gli strumenti informativi che già abbiamo a disposizione
  • cercare soluzioni e metodologie per trasformare sempre di più e sempre meglio i dati disponibili in informazioni per operare e per decidere
  • sfruttare i limitati budget a disposizione per scegliere soluzioni utili per la nostra azienda, a patto che siano più di sostanza che di immagine
  • metterci parecchio impegno per fare in modo che quello che acquistiamo (o che già abbiamo acquistato !) venga utilizzato al meglio, costantemente e da tutti quelli che possono trarne beneficio.
Non è un'utopia, è un traguardo che ciascun manager e ciascuna azienda può mettere in testa alle proprie priorità.

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Alberto Delaini
alberto@delainipartners.it