Editoriale | Delaini & Partners
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A chi frequenta il settore - come operatore o come utilizzatore - capita di partecipare ad un evento di contenuto informatico. Lo si fa per curiosità, per dovere, per convenienza, per le relazioni, per semplice abitudine.
La maggior parte delle occasioni non lascia dentro di noi una traccia significativa. Ogni tanto si colgono spunti interessanti che ci si ripromette di approfondire, altre volte si rimane indifferenti.
Frequento ogni volta che sia possibile gli incontri annuali di Blulink perchè ne ricavo spesso idee da affinare e l'occasione del loro venticinquennale in una cantina di Reggio Emilia avevo deciso di non perderla per nessun motivo. La sorpresa è stato sentir parlare di un concetto molto particolare, Industry 4.0. Confesso tranquillamente la mia ignoranza: non ne avevo mai sentito parlare. Però il concetto espresso da Bernhard Konzet, Amministratore Delegato di Blulink, mi ha intrigato all'istante.
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Le "Ere" dell'industrializzazione
Il concetto espresso è sostanzialmente questo:
  • la prima rivoluzione industriale è stata l'introduzione di strumenti meccanici per diminuire la fatica fisica dell'uomo: la forza dell'acqua e del vapore hanno in effetti consentito di ribaltare le modalità con cui la produzione veniva precedentemente eseguita
  • la seconda è frutto di una richiesta di massa di prodotti che ne ha reso necessaria la costruzione in grandi quantità; lo strumento tecnico di ausilio è stato principalmente l'energia elettrica con i motori che la sfruttano
  • il terzo passaggio, quello che tutti noi abbiamo vissuto, è quello dell'introduzione dell'elettronica, da un lato come strumento di calcolo e di supporto alla progettazione, dall'altro in termini di componenti che hanno reso possibili automatismi complessi, sostanzialmente "annegati" nei prodotti.
E poi? Qual'è il prossimo passaggio? E qui è venuto fuori il nuovo termine.
Mentre in Italia questo concetto di "Industry 4.0" naviga in un mondo ristretto di pochi iniziati, risulta che nel resto del mondo tecnologicamente più evoluto i dibattiti sul tema siano molto attuali. Alla Fiera di Hannover, tanto per fare un esempio, se ne parla da qualche edizione e la stessa Cancelliera Merkel quest'anno ha appuntato l'attenzione su questo nuovo contesto.
Semplificando al massimo - io ribadisco di essere solo un volonteroso neofita della materia - il concetto centrale è questo: da una parte l'occidente non è più in grado di competere con i Paesi emergenti in termini di prezzi e quindi si trova a retrocedere in più di un mercato, dall'altra le tecnologie stanno mettendo a disposizione strumenti estremamente innovativi e capaci di ribaltare completamente i concetti della produzione.

Occidente e nuove frontiere della competitività
Le possibilità per l'Occidente di competere con efficacia e produttività stanno nel mettere a frutto il patrimonio di conoscenze e di tecnologie che esiste (e del quale è sostanzialmente Leader) e di metterlo a frutto in prodotti ad altissimo valore aggiunto oppure dotati di una specificità tale da renderli unici.
Stiamo parlando di Adaptive/Smart Factory, che significa una integrazione fortissima tra prodotti, produzione e fasi di test tale per cui sarà possibile realizzare oggetti di grandezza lotto 1 agli stessi costi della produzione di massa.
Alcuni prerequisiti indispensabili a questa rivoluzione:
  • processi produttivi estremamente flessibili, capaci di rispondere ed adattarsi istantaneamente
  • "predictive maintenance" che significa una autodiagnostica innestata nel prodotto stesso, capace di avvisare non di un guasto ma si una possibilità di guasto
  • stampanti 3D, perchè con clienti, fornitori e terzisti non ragiono più su un disegno ma su un facsimile del prodotto finale desiderato
  • integrazione forte tra R&D, produzione, selezione fornitori etc
  • "Big Data" perchè per lavorare con logica predittiva (possibili guasti ma anche statistiche di comportamento standard di oggetti uguali o simili, per citare qualche caso) le quantità di dati da immagazzinare sono spaventose; secondo IBM ogni giorno si producono 2,5-3 Exabyte (1 Exabyte = 1.000.000.000.000.000.000 byte) e il 90% dei dati è stato prodotto negli ultimi due anni!


Pe chi vuole saperne di più o avere un contatto sul tema:
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Alberto Delaini
alberto@delainipartners.it