Editoriale | Delaini & Partners
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IBM è stata spesso inquadrata, specie da chi la guardava dall’esterno, come una fortezza, una torre d’avorio richiusa in se stessa e scarsamente interessata ad aprirsi verso l’esterno, per rapportarsi con altri contesti tecnologici. Questa nomea, diciamolo, non è del tutto immeritata dato che nasce dalla scelta - ma anche dalla potenza, tecnologica e finanziaria – e dalla capacità della casa di Armonk di “fare tutto da sola”: hardware, software di base, soluzioni applicative. In talaltri casi può essere stata alimentata da un leggero substrato d’invidia considerando che, in aggiunta ai successi commerciali, l’As/400 in oltre 25 anni di storia è rimasto immune dalla moderna “peste” dei virus.
Però che si parli di un sistema quasi sempre utilizzato in modo sostanzialmente chiuso è un dato di incontrovertibile.

Poi deve essere successo qualcosa e forse è il caso che gettiamo alle ortiche gli stereotipi ed i preconcetti in cui il mondo informatico a volte ama crogiolarsi. Quest’anno la stragrande parte dei messaggi relativi ad IBM i (o Power i o System i oppure chiamatelo ancora, in modo classico, As/400) si può inquadrare sotto una etichetta che tende a diventare un tormentone: Linux on Power.
Sì, Linux, proprio Linux che si è affermato come il più importante ambiente “open” dei tempi recenti. Linux, tante volte sventolato come bandiera di indipendenza da ogni marchio e, addirittura, da ogni interesse commerciale.
Nella realtà è da tempo che il “vecchio” As/400 ha cambiato radicalmente pelle aprendosi alla possibilità di ospitare partizioni con ambienti diversi, ad esempio Microsoft o Unix. Solo che pochi tra gli utilizzatori e – peggio – ancor meno tra le software house ne hanno approfittato in maniera sostanziale. Eppure, in un’epoca di “proliferazione selvaggia” dei server, la possibilità di raggruppare in un’unica macchina quanto in precedenza era sparpagliato su unità differenti non rappresenta una alternativa banale. Una sola macchina da supervedere, un solo backup, una sola alimentazione e così via rappresentano vantaggi tutt'altro che marginali ed economie non trascurabili.

Chiudiamo esprimendo qualche dubbio. Sentendo parlare di Linux on Power ci pare che gli elementi su cui porsi domande siano:
  • perché IBM si è mossa solo ora?
  • come pensa di mettere in moto il processo di sensibilizzazione dei due differenti contesti, aziende utilizzatrici e produttori di software?
  • quale seguito reale avrà il messaggio e in quali tempi?
Le risposte non le abbiamo, però ci ripromettiamo di mantenere alta la nostra attenzione su questa tematica. E magari di individuare qualche risposta.
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Per offrire indicazioni in più indirizzate ai meno esperti, come pure per mettere a disposizione di chi sia più ferrato qualche elemento di confronto, ci siamo rivolti al Prof. Antonio Cantaro che ci ha autorizzato a pubblicare un suo documento.



I "27 motivi per passare a Linux" ve li consigliamo, anche solo per cavarvi la curiosità.
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Il nostro ormai tradizionale (siamo all'ottava puntata) percorso alla scoperta degli ERP più qualificati e interessanti prosegue anche a marzo. La rubrica "ERP alla Sbarra" questo mese si occupa di una soluzione ad altissima specializzazione prodotta dalla MCG di Marcgera (Ve) e che interviene su quello che è uno degli aspetti oggi più delicati, il denaro.
Econ si occupa in particolare delle aree amministrativo-contabili, della gestione finanziaria e del controllo di gestione. Proprio per questa decisa focalizzazione è stato installato in aziende di notevole rilievo.


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Alberto Delaini
alberto@delainipartners.it