Intervista: un BPM aiuta ad eccellere | Delaini & Partners
X
X
X
X
X
X
X
X
X





Piergiorgio Cavallero, il BPM e l'efficienza aziendale

Partiamo rubacchiando dalla definizione di Wikipedia.
Il Business Process Management è l’insieme di attività necessarie per definire, ottimizzare, monitorare e integrare i processi aziendali, al fine di creare un processo orientato a rendere efficiente ed efficace il business dell’azienda. Il BPM differisce dal BPR (Business Process Re-engineering), che mira ad un miglioramento incrementale dei processi, perchè tende ad un miglioramento radicale.
I software di BPM dovrebbero velocizzare e semplificare la gestione e il miglioramento dei processi aziendali. Per ottenere questi obiettivi, devono monitorare l'esecuzione dei processi, consentire ai manager di fare analisi e cambiare tecnologia e organizzazione sulla base di dati concreti, piuttosto che in base ad opinioni soggettive.

Questa la teoria. Ma quali sono gli obiettivi delle aziende che pensano di adottare uno strumento di BPM?
Tendenzialmente la molla è la ricerca di un miglioramento nell’efficienza ed efficacia di processi aziendali, però vengono considerate importanti anche una più intensa collaborazione tra reparti e processi e la possibilità di far tesoro della storia e delle esperienze pregresse.

A quali tipologie merceologiche d’azienda interessa? E quali sono, all’interno dell’azienda, le figure professionali maggiormente sensibili?
Può sembrare strano, ma il BPI interessa a tutti i tipi di azienda e non esistono ruoli aziendali sensibili per definizione. Comunque ho sempre e solo riscontrato interesse dappertutto. Naturalmente trovi la sensibilità maggiore quando parli della soluzione per un argomento specifico, come può essere la gestione reclami. Così è più facile entrare in sintonia con l’azienda. Parlo naturalmente dello scenario delle PMI.

Quali sono i vantaggi attesi e quelli che poi si toccano con mano?
I vantaggi attesi in teoria sono tanti, l’aspettativa può essere anche molto alta. Nella realtà occorre presentare la soluzione specifica per una attività e confrontare il nuovo scenario con la situazione precedente. Siccome si parla di risultati misurabili, può funzionare.

A proposito, è possibile quantificare gli effetti che un BPM porta?
È obbligatorio, direi. Se non si riesce a farlo vuol dire che non si conosce la realtà aziendale.

Molti ERP un po’ datati ne sono privi: è possibile “raccordare” al loro interno un BPM che migliori l’efficienza dei processi? E quali sono gli effetti?
Una premessa indispensabile: l’ ERP è portato a privilegiare i processi principali. Per questo rischia di generare sacche di scarsa efficienza in numerose attività, anche piccole ma determinanti per il successo. iBpm, lo strumento che abbiamo progettato, è stato pensato per quelli che vengono definiti i “processi accessori”, dimostrando come la PMI possa migliorare di parecchio la propria organizzazione attraverso investimenti mirati. L’effetto di questa strategia è estremamente interessante:
- interventi puntati sul singolo problema o sulla singola inefficienza
- tempi di realizzazione estremamente ridotti
- interessante rapporto investimento-risultato
- nessuna interferenza con le attività correnti
- nessun conflitto con qualsiasi ERP utilizzato.


Conclusioni: possiamo dire che il BPM offre una marcia in più ad ERP datati, ma ancora utili, e permette al manager di togliersi qualche sassolino dalla scarpa in processi precedentemente poco presidiati. Ad esempio, se parliamo di commesse, le aziende affermano che le gestiscono già con il sistema attuale, poi si scopre con una certa frequenza che l’ERP supporta – non sempre al meglio – anche meno del 50% delle attività che vengono portate avanti.
X
X




Alberto